Alice nel Paese delle Meraviglie

“La vita non è forse un sogno?”

– Lewis Carroll, Alice attraverso lo specchio

“…Alice e Attraverso lo specchio sono costituiti quasi per l’intero da frammenti e piccoli brani, idee singole scaturite da sole. Nello scrivere Le avventure di Alice nel sottosuolo aggiunsi molte idee nuove che sembravano crescere da sole attorno al nucleo originario. Molte altre ne aggiunsi quando, anni dopo, riscrissi il libro per pubblicarlo, anche se (e questo può interessare i lettori di Alice), ogni idea e quasi ogni parola del dialogo venivano da sé. Capitava che un’idea mi venisse di notte, e allora m’alzavo e accendevo il lume per appuntarmela; talora durante una gelida passeggiata d’inverno, per cui dovevo fermarmi e, con le dita intirizzite dal freddo, scarabocchiavo poche parole per evitare che quell’idea appena nata dovesse perire; ma dovunque e comunque venissero, ciascuna idea veniva da sé. Non sono come un orologio che, per farlo funzionare, basta caricarlo quando si vuole.”

-Lettera di L. Carroll, aprile 1887

Così l’autore racconta in una sua lettera la nascita e l’elaborazione del romanzo per bambini tra i più amati e più conosciuti al mondo.
Credo sia piuttosto palese che questa sia la mia favola preferita, ma le ragioni non sono affatto superficiali, tutt’altro.Alice è un personaggio che rispecchia parecchi e forse troppi lati del mio carattere, ma credo che sia uno dei personaggi che maggiormente rappresenti il ricercatore, colui/ colei che cercano risposte a quesiti che non so da ricercare al di fuori di noi stessi. Domande che dobbiamo affrontare quotidianamente, sia dentro che fuori: l’abisso del mondo esterno che cerca di inghiottirci e il nostro abisso interiore che siamo ancora meno in grado di affrontare.
L’intero romanzo si basa su simbologie di natura inconscia, allegorie e che si affacciano sull’ inconscio umano collettivo, fino ad arrivare a concetti di natura alchemica, ma per approfondire ciò non basterebbe un solo articolo perciò nel parlerò in più articoli del blog.
Non so quante persone abbiano preso seriamente questo romanzo, così come Pinocchio (un altro romanzo di cui consiglio un’ attenta analisi).

SIMBOLOGIA:

L’ACQUA simboleggia l’inconscio, è la manifestazione delle emozioni; vengono manifestate dalle secrezioni del corpo come le lacrime (sia che per gioia, sia per dolore), e sudore. Nell’ acqua le forme scompaiono e si amalgamano e scompaiono. Il liquido scorre, assume tutte le forme.
L’acqua è un elemento che ci accompagna in molte fasi della nostra vita, dalla nascita (liquido amniotico) fino alla morte (alla liquefazione delle carni), così come nelle mitologie che narrano del brodo primordiale. Senza contare il fatto che per il 70% siamo costituiti da acqua, utile alle cellule per avviarne il metabolismo, senza questa la vita sulla Terra peraltro sarebbe impossibile.
E’ il simbolo dell’unità nella molteplicità; ricorda che noi apparteniamo al tutto e che la convinzione di essere isolati dagli altri è un illusione.
L’acqua calma è ugualmente la tomba e il rifugio delle entità aeree e immateriali che cadono ogni sera dal cielo e si reincarnano in fiori al levarsi del giorno.
Il lato negativo dell’acqua è il VELENO che in piccole dosi, può essere una medicina e una funzione salvatrice di eliminazione. L’acqua è piena, ma informe e infinitamente molle. E’ ribelle al farsi plasmare, non offre appoggio e nessun punto di riferimento.

Tornando ad Alice…

In una fase iniziale del racconto, ma anche estremante saliente Alice affranta dal fatto di non riuscire ad aprire la porta che le permetterebbe di arrivare al giardino che aveva solo potuto intravedere dalla serratura (Il giardino potrebbe stare a rappresentare il Paradiso Perduto e con questo l’ideale di noi stessi che vorremmo raggiungere).
“Come era impaziente di di uscire da quel salone buio e di vagare tra quelle aiule.
Affranta da questa impossibilità e dal fatto che la chiave per arrivarci si trova troppo in alto rispetto alla sua altezza (che rimanda alla chiave dell’Elevazione Spirituale da raggiungere per aprire le porte del nostro vero Io) comincia a piangere, tanto che le sue lacrime diventano così grandi e copiose che arrivano a formare un laghetto nonostante imponga a sé stessa di smettere:

“…Una bambina grande come te “(adesso aveva proprio ragione di dirlo)” che piange a questo modo! Smettila subito, te lo ordino!”.

Alice nello stagno di lacrime

Alice in questa fase rappresenta la situazione di crisi, e pur facendo la cosa più naturale che capita in situazioni di paura e smarrimento: mettersi a piangere; tenta comunque di arrestarsi perchè le hanno insegnato che una bambina grande non piange. La società esige da lei controllo e quindi che si metta una maschera così come accade a tutti noi quando l’unica cosa che vorremmo è sfogarsi in un pianto risanatore, ma siamo frenati dall’indottrinamento impartito in primis dai genitori e da dalla società. 
Questo momento di crisi trascinerà Alice in un mondo che le apparirà distorto, che le farà mettere in dubbio quali siano le cose giuste e sbagliate.

Ma la domanda è cosa è giusto e cosa sbagliato?

Alice cade in continua contraddizione e confusione, perché i personaggi che incontra in questo viaggio, mettono continuamente in discussione le sue teorie, le sue convinzioni, tutti la scuotono. Sono propri dubbi che fanno nascere quella voglia di ricercare il vero in noi, quel senso del vero… dell’ essere. Alice incarna l’esploratore, colui/colei che ricercano la verità. Nelle carte dei tarocchi è a facilmente attribuibile alla figura del matto. Dunque non dovremmo mai smettere di avere dubbi e farci delle domande…MAI!

 

Se questo articolo ti è piaciuto, adori come me Alice nel paese delle meraviglie e vuoi approfondire l’argomento con altre analisi psicologiche ed esoteriche di questo racconto 

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